Archivio mensile:marzo 2013

Spr(u)zzi di idee nel mare di internet

di Claudia Dondi

Tutti uniti per il bene superiore?
Si parla di rete, di digitale, di nuovi paradigmi di comunicazione, di approccio ai media e agli strumenti.
Che cambiano, di continuo: perpetual beta, un modificarsi senza sosta e senza conclusione che permette un breve e rapido ma soprattutto raro momento in cui tutto sembra essere e funzionare esattamente come dovrebbe.
Ma perché non ammettere che invece della comunicazione e dei disparati media a nostra disposizione, quello che davvero sta cambiando siamo noi?
Con il professor Guido Di Fraia si parla proprio di questo, durante la prima lezione di un corso che fin da ora si fa interessante e pieno di (s)punti. Già, perché si tratta di argomenti pungenti e spinosi, per esseri sedentari e pigri quali siamo. Ancorati a un passato che non vogliamo abbandonare.
Carta stampata che non accenna a arrendersi, libri dai quali forse non ci libereremo mai
Non sperate di liberarvi dei libri (Jean-Claude Carrière,Umberto Eco) che prepotentemente si comportano da protagonisti nel nostro tempo libero, emittenti radio che ancora fanno caso alla diffusione geolocalizzata del loro segnale FM: fenomeni destinati all’oblio?
Staremo a vedere. Ciò che davvero cambia, siamo o dovremmo essere NOI.
Dovremmo; perché la rete, la dimensione che sta rendendo parallela la realtà, il mondo in cui ognuno è solo, in cui i rapporti sono filtrati altro non fa che spingerci con forza verso gli altri.
Condividendo momenti, abbattendo distanze e gerarchie, eliminando barriere e imposizioni, la rete ci esorta a essere migliori. A collaborare. Per il bene (innanzitutto ed egoisticamente) nostro ma in effetti anche di tutti gli altri. Perché una rete migliore significa un mondo parallelo (eh si, questo è ormai il mondo reale!) migliore.
Un’enciclopedia fatta da tutti, una ricerca scientifica estesa a tutto il pianeta, un progetto che se non serve a me magari farà la fortuna di qualcun altro, un pezzettino di universo conosciuto in più grazie a te… Tutto questo non esisterebbe senza uno sforzo verso quegli ALTRI che non siamo altro che tutti NOI.
Il popolo della rete non sarebbe nessuno, senza un piccolo contributo da parte di tutti.
Eh sì, perché, consapevolmente o meno, nuotando (e a volte annaspando) in questo mare contribuiamo a lasciare qualcosa di noi, che lo renda più navigabile, tranquillo e pieno di risorse.

«It’s stock, babe, e ti asfalta»

di Simone Fogli

La giornata che ci accoglie in via Larga, sotto la sede dell’UPA, è fresca e soleggiata, ci illude sia arrivata la primavera. Una carica in più, perché la lezione che ci attende è unica: Carlo Alberto Carnevale-Maffè, che insegna Strategy alla Bocconi School of Management, è nella board di infinite aziende, è editore per varie testate italiane, prima su tutte, Harvard Business Review Italy.

Il professore usa la maieutica per farci innamorare della lezione: a giudizio personale, ci riesce. Partiamo analizzando il web, in una prospettiva tecnica, economica, sociale: c’è persino spazio per Marx, “I mezzi di produzione devono appartenere al popolo”. Non per una presupposta appartenenza ideologica di Maffè, ma perché il web l’ha realizzato, dettando un nuovo paradigma al mercato. Le aziende hanno perso il controllo del processo economico della comunicazione: “digital is social”; interoperabile, non ha barriere all’ingresso, usufruendo dei contenuti modifichiamo il loro valore economico. «Avete presente quando guardate un video su Youtube? Bene, avete aggiunto una visualizzazione a quel numerino là sotto: signori, ne avete modificato il suo valore economico»

Valore: un concetto chiave per un uomo di business e per la seconda parte della lezione. L’informazione era effimera nella pubblicità tradizionale, mentre sul web l’ ”info” lascia traccia e diviene “money”. Per farcelo capire, c’è spazio per United breaks Guitars: una case history che più “case” non c’è.
Quindi studiamo Google e Facebook, perché se è ovvio che siamo utenti, non è così ovvio che non siamo clienti né di Google, né di Facebook. Analizziamo il mercato multilaterale creato dalle due big companies californiane, ma ormai è troppo tardi: il tipping point è superato e sono un monopolio naturale.

Fine del breve riassunto della lezione.

Maffè ci lascia con due visioni per il nostro futuro:
-l’obiettivo da perseguire è divenire uno standard: strutturare un business in cui l’asset è patrimonio.
-Il nostro biglietto da visita per le imprese: «Signori, siamo la migliore polizza assicurativa per il vostro business: nessuno come noi può presidiare per voi i fattori di rischio, evitando di far perdere al vostro titolo in borsa 180 millioni US$ in 4 settimane: United docet».

Scrivere nel futuro: il comunicatore digitale

di Francesca Tortora

Sebbene il “fenomeno internet” non sia più un arcano sconosciuto tanto quanto la digitalizzazione dei media, per cui non ha più senso parlare di guerra tra analogico e digitale, tarda ad essere accettato quel cambio di forma mentis nel pensiero imprenditoriale sull’identità, l’utilizzo e le nuove potenzialità della rete. Non sempre, infatti, sembra essere chiaro che internet non è un canale, ovvero non è una delle voci del marketing mix cui allocare parte del budget destinato alla comunicazione, non è un settore, ovvero non è un segmento che riguarda una specifica attività economica,  né un soggetto da studiare a se stante. Internet è una piattaforma che, tramite protocolli standard, consente di attivare processi commerciali, di servizi, relazionali ed è un mezzo trasversale a tutti i settori.

La lezione tenuta dal Prof. Carlo Alberto Maffè è stato un excursus sul cambiamento di scenario determinato dai nuovi media, che ha impattato sui modelli economici, culturali e relazionali, ridisegnando nuovi flussi di valori sociali. La rete offre grandi opportunità, in primis il libero accesso al web, cui corrispondono però grandi minacce: su internet l’azienda perde il controllo della comunicazione a fronte di un maggiore potere assunto dagli utenti, che in soli pochi clic possono determinare la vita o la morte di un prodotto o un servizio e, conseguentemente, decidere le sorti della reputazione aziendale.

In questa ottica, il ruolo del comunicatore digitale, come funzione dell’impresa, non è più un compartimento stagno di creazione di contenuti che non dialoga con gli altri dipartimenti aziendali, piuttosto una funzione trasversale a tutti gli altri che gestisce con lungimiranza opportunità e rischi offerti dalla rete, non limitandosi più a progettare campagne di comunicazione a pagamento, ma costruendo ed alimentando relazioni trasparenti e durature, fiducia e coinvolgimento tra utenti e brand.

Il comunicatore digitale deve inoltre creare contenuti non manipolabili dall’utente finale, che siano capaci di catalizzare attenzione e di costituire uno stock informativo appetibile per gli investitori pubblicitari.

La vera sfida che l’azienda deve raccogliere non è dunque solo economico finanziaria, ma sta nel comprendere il ruolo fondamentale cui risponde la comunicazione digitale, ovvero presidiare e gestire i fattori di rischio reputazionale dell’immagine aziendale sul web.

I media nella convergenza

di Azzurra Scattarella

La prima lezione del corso con il prof. Guido Di Fraia è stata una riflessione di carattere introduttivo sul modo in cui social media impattano sulle nostre vite e su come stanno cambiando il mondo della comunicazione, portandoci a parlare, in questo campo, di una probabile futura nuova rivoluzione.

Il paradigma della convergenza declina le nostre vite in tutti i suoi aspetti. Nel mondo del mercato, non esistono più i clienti/consumatori, esistono i  ‘prosumer’ (consumer+producer). Attore e regista, il consumatore produce contenuti su un’azienda e i suoi prodotti, semplicemente recensendo in un blog, commentando sui forum o aggiornando il proprio stato facebook. Allo stesso modo, siamo ormai abituati a usare contemporaneamente diversi media: ascoltiamo web radio, guardiamo la tv in streaming, parliamo di ciò che vediamo sui social network. I media si contaminano, l’arrivo di un nuovo strumento provoca l’ampliamento delle funzioni offerte dall’altro, in una sorta di perpetual beta, un continuo update dei mezzi. Questo sistema si riflette anche sulla nostra forma mentis, pronta tanto al riutilizzo di vecchio e nuovo quanto all’abbattimento delle classiche barriere geo-temporali, nonché alla sincronia di social media con la realtà dei fatti, come accade seguendo gli hashtag più commentati su tweetter, che danno il polso della popolarità delle notizie.

In questa network society, sono così possibili, ad esempio, i romanzi collettivi, che uniscono contributi provenienti da diverse persone nel mondo partendo da un tema comune, (http://www.scritturacollettiva.org/blog/argomenti/romanzi-collettivi); o la realizzazione di ricerche scientifiche internazionali, come http://www.seti.org/, che indaga la vita dell’universo sfruttando la potenza di calcolo di ogni computer connesso alla rete, previo installazione di un programa, quando il computer è inutilizzato ma acceso, raccogliendo così molte più informazioni e dati a costi sensibilmente più bassi per un obiettivo decisamente alto (per chi è affascinato dall’idea).

Per chi si occupa di comunicazione e marketing, la sfida è oggi quella di seguire le tracce che vengono lasciate sul web navigando, interpretare gli UGC (user generated content), incanalare, dirigere o creare le community di fans, costruire e mantenere reputation, andando oltre il semplice click, consci della dimensione sempre più interattiva della rete.