Un viaggio emozionale alle origini dell’era digitale…

di Alessandra Veratti

Il professor Colombo esordisce citando la sociologia critica, una disciplina che ha lo scopo di descrivere la società e le sue contraddizioni e che, attualmente, si concentra su quelle prodotte dal mondo digitale. Un esempio per tutti è ciò che sta succedendo nell’ambiente pubblicitario dove la pubblicità digitale è in continua crescita a spese di quella tradizionale che non è più in grado di stare al passo e inevitabilmente perde guadagni.

Improvvisamente penso a tutte le contraddizioni che la nascita del digitale ha portato nella mia vita, come quella prodotta dallo scontro tra la necessità e la volontà di essere sempre presente e la tentazione di spegnere ogni “device” per fare un salto ideale indietro nel tempo.

È così difficile oggi pensare a una vita senza cellulare, senza squilli, riuscire a immaginarsi offline, senza essere continuamente avvisati dalle inarrestabili vibrazioni di mail, messaggi su wazzup o notifiche su facebook.

Ma com’è cominciato tutto ciò? È questo lo stimolo che lancia Colombo con la sua domanda: “Quando si comincia a parlare di era digitale?” L’unica timida risposta colloca l’inizio di questo periodo all’inizio degli anni ’80, ma in realtà è necessario tornare ai primi anni ’40.

Com’è successo con quasi tutte le grandi innovazioni, inizialmente l’informatica è esclusivo appannaggio militare, ma, con la sua progressiva estensione al campo civile, questa nuova scienza sembra avvicinare l’uomo al suo grande sogno dell’archiviazione complessiva che altro non è se non la trasposizione in moderno della rincorsa al sapere universale e enciclopedico medievale.

Seconda fondamentale tappa della storia del digitale sono gli anni ’60 che segnano l’arrivano del primo computer da tavolo e poi all’introduzione del mouse.

Il computer comincia a perdere la sua connotazione di mobile-macchina con un linguaggio astratto e si inizia a sentire sempre di più la necessità di una tecnologia compatibile con l’utente medio fino a quando, negli anni ’90, si arriva al computer da scrivania.  Le ultime slide proiettate dal Professor Colombo per me sono cariche di emozioni, vedo proiettati tanti nomi che hanno accompagnato il mio passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Sono i nomi che hanno scandito le mie relazioni virtuali o, meglio, che hanno trasportato le mie relazioni reali nell’etere di intenet: hotmail, msn messenger, skype, facebook, twitter.

Ripenso a tutto questo, a tutto ciò che le nuove tecnologie hanno significato per la mia vita mi sento privilegiata, per aver vissuto in prima persona questa vera e propria rivoluzione che ci avvicina tutti e ci rende sempre meno “isole”.

Come a conferma della progressività con cui il mondo digitale si è pian piano appropriato della nostra quotidianità lo smartphone vicino al mio quaderno vibra per ricordarmi che lui è la mia porta verso il mondo e fa sì che io abbandoni i miei ricordi per tornare alla realtà.

 

 

 

 

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