Intersoggettività tra condivisione e scambio

di Caterina Iannone

Quante volte ci è capitato di essere fraintesi? Quante discussioni, in famiglia, con gli amici o sul posto di lavoro sono finite in un vicolo cieco? In quante occasioni le nostre parole hanno ferito, senza volerlo, la suscettibilità della persona che ci sta accanto?

Sono questi i problemi di comunicazione messi in evidenza dal professor Carlo Galimberti fin dal suo esordio in aula. Un breve giro di tavolo con le osservazioni e le esperienze di ciascuno ha mostrato, dunque, come ogni nostra attività, relazione e comportamento siano caratterizzati da vizi di comunicazione.

Scambiare due parole con un vicino o chattare sui social network con un amico sembrano attività di scarso rilievo, perché sono cose che facciamo tutti i giorni, senza pensarci. Sono proprio queste forme di interazione però che ci permettono di sviluppare non solo un nostro modello di comunicazione ma anche un forte senso di identità, che costituisce la base delle nostre azioni.

A seconda delle circostanze, infatti, ognuno di noi (Il Soggetto) combina diverse parti di Sé e del suo patrimonio identitario per dare forma a una o più soggettività, che in altre situazioni rimarrebbero invece nascoste. In altre parole, ciò che determina come ci presentiamo agli altri in una determinata situazione (il tipo di Sé) è il ruolo che svolgiamo in quel preciso momento (genitore, figlio, fidanzato, amico…). E’ il caso di Charles Mingus, quando parla di sè come “Mingus numero Uno, numero Due e numero Tre”, o, in ambito strettamente professionale, quello di John Banville, lo scrittore bifronte conosciuto anche come Benjamin Black.

Ma non è tutto. Quando, nella routine quotidiana, incontriamo o interagiamo con altre persone non facciamo che condividere elementi della nostra identità (valori, rappresentazioni della realtà e comportamenti) di cui l’altro si appropria.

Questo processo di scambio non si sviluppa soltanto tra due persone, nei rapporti face- to- face o nei luoghi di incontro costruiti grazie alle nuove tecnologie digitali (Cyberplace), ma anche tra brand e consumatore, come dimostra il caso di Anthon Berg, che è riuscito a creare un rapporto esclusivo tra cliente e marca attraverso azioni di generosità.

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