Google Correlate come Cheap sociology

di Marco Lo Monaco

Mettiamo il caso che in Sicilia esistano migliaia di alberghi che prevedono granita a colazione (è abbastanza vero). Quand’anche debitamente sponsorizzata su Google, questa lodevole pratica non garantisce a nessuno di quei proprietari una visibilità maggiore rispetto ai concorrenti, proprio per la sua elevata diffusione. Google deciderà infatti, spietatamente democratico, di dare rilevanza a turno a ciascuno di quegli alberghi. Il più accorto di loro, allora, potrebbe decidere di ricorrere a Google Correlate.

Google Correlate è uno strumento che permette di conoscere quale coppia di parole è stata cercata negli stessi periodi e con la stessa frequenza. A voler essere più precisi, lo strumento funziona così: inserita una parola nel motore di ricerca, questo restituisce un elenco di altre parole seguite da un valore che va da 0 a 1; il termine seguito da un valore vicino all’1 è il termine che, in un dato periodo di tempo, è stato cercato da un numero di utenti molto vicino a quello che ha cercato la parola inserita.

L’albergatore che inserisse la parola “granita”, quindi, scoprirebbe che, nel mese di maggio 2013, lo stesso numero di persone ha cercato sia “granita che –pensa tu- “panzanella”. (Premendo il simbolo di Google che compare in piccolo alla destra del termine, si scopre inoltre che le panzanelle sono un piatto povero dell’Italia centrale.)
Senza titolo1

L’astuto albergatore siciliano –il più astuto– correrebbe allora a inserire “panzanella” tra le chiavi del suo sito ottimizzato SEO, o pubblicizzerebbe il suo albergo anche tra gli amanti delle ricette povere dell’Italia centrale.

I responsi di Google correlate, tuttavia, sono spesso oracolari –che è un modo spocchioso per dire incomprensibili. Nel caso appena visto, per esempio, sfugge il nesso tra un dolce siciliano tipicamente estivo e una zuppa di pan bagnato dell’Italia centrale. Il sospetto è che Google Correlate vada aiutato da uno strumento supplementare, e che questo strumento sia lo stesso utilizzatore –albergatore o meno che sia. Solo una persona che condivide gli stessi schemi mentali degli altri utenti di Google Search, infatti, può dare un senso a correlazioni di termini come quella appena viste –o decretare che non c’è alcun senso.

Che tipo di abilità serve per operazioni di questo tipo? Sensibilità ermeneutica? Associazioni di idee? Rabdomanzia? Beh, una strada meno magico-mistica sarebbe quella di usare i risultati di Google Correlate come punto di partenza per un’indagine sociologica (intervistare tutti gli amanti della granita e chiedere un loro parere sulle panzanelle). Ma forse costa meno inserire una parola-chiave in un sito e sperare che l’ermeneutica ci azzecchi.

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