Parole, parole, parole: l’importanza di ascoltare il web

di Martina Ciocca

“Questa audi è terribile”: quale audi? che modello? in che senso terribile? potente e veloce,  oppure deludente o, peggio, pericolosa?

Un tipico esempio di commento che può essere letto in un forum, in un blog, su una pagina o profilo social, o ancora in molti altri luoghi della rete, ci mostra fin da subito quanto complesso e intrigante sia il lavoro di Social Media Analysis.

Non a caso infatti, all’interno della società Blogmeter, un team di linguisti lavora per “spiegare alle macchine”, laddove possibile, come riconoscere giudizi positivi e negativi, disambiguare i contenuti, le omonimie, le parole che, pur avendo lo stesso significante, fanno riferimento a significati diversi.

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Senza titolo3A mano a mano che la lezione prosegue, da una idea piuttosto vaga sul lavoro di ascolto delle conversazioni online, capisco che non si tratta solo di numeri: l’analisi vera e propria è solo una delle ultime fasi, finalizzata alla valutazione e creazione di strategie social per ottenere engagement, empatia e partecipazione.  Prima si svolge un articolato processo di listen e classify: decidere quali fonti monitorare, i tempi e le modalità, gli strumenti da utilizzare, le lingue e i mercati, definire il livello di impegno e il budget; poi si struttura il dominio, ovvero si crea una tassonomia d’analisi, che prevede l’identificazione dei brand e dei prodotti da esaminare, ma anche l’individuazione delle keyword significative per il progetto in questione. A questo punto, l’analisi del linguaggio permette anche di classificare le strutture relazionali e semantiche presenti in un messaggio, per approdare a risultati analitici complessi. Le variabili da considerare sono tante, e a volte imprevedibili, si pensi ai neologismi che si diffondono come hashtag mentre va in onda un programma o un evento in tv.

Moltissimi gli strumenti di ascolto: indicati per la semplice ricerca o per la valutazione, più o meno dettagliati, deputati all’analisi delle conversazioni online oppure al monitoraggio dei social network, gratuiti come PageRank, SEOmoz, Topsy, o a pagamento come BuzzStream o SocialAnalytic.

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Chi legge twitta!

Interessante l’utilizzo dei social network da parte di 101 case editrici italiane: la ricerca proposta attesta che la quasi totalità delle case editrici è presente in Facebook, e ancor più in Twitter, dato in controtendenza rispetto al panorama nazionale. Le case editrici pubblicano link, video divertenti, contest, immagini di copertine, citazioni e status per suscitare interazioni e risposte. Per un settore in crisi e con un basso budget a disposizione, i social network si dimostrano ottimi strumenti per promuovere la lettura. I vincitori? Chi mescola creatività, conoscenza dei mezzi, humor, e, ovviamente, cultura.

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