A proposito di.. Personal Reputation 2.0

di Giorgia Lanzani

Parlare di reputazione personale, il biglietto da visita di ognuno di noi, separando quella on-line da quella della vita reale non ha più senso: Internet è realtà, la nuova piazza nella quale ci troviamo ad interagire con gli altri, siano essi amici oppure potenziali datori di lavoro. Data la memoria perenne della rete è fondamentale curare la propria immagine sin nei piccoli dettagli, proprio come farebbe un’azienda.

Il nome rappresenta la nostra critical search ed è quindi importante che ciò che si trova indicizzato sia un contenuto di valore e che, rispetto a questa ricerca, io sia il miglior risultato. Questo perché quella sul nostro nome è la prima battaglia di marketing che dobbiamo combattere tutti i giorni! Ciò che è visibile ci rappresenta, quindi i contenuti dovrebbero esser di qualità e coerenti, nel tentativo di non avere un brand confondibile. Per questo è fondamentale monitorare e controllare ciò che ci rappresenta sul web.

Ma come si può fare per avere una reputazione on-line positiva, nonostante qualche “scivolone”? In caso di bisogno si possono usare dei servizi ad hoc progettati per monitorare la sia la reputazione personale sia quella di aziende attraverso dei tool, ma si deve agire soprattutto attraverso il SEO producendo quindi contenuti positivi. Di fatto sposto l’attenzione da ciò che è un po’ scomodo con l’inserimento di informazioni che elogino o creino valore e positività.

Uno strumento gratuito della suite di Google è io sul web, esso permette di ricevere delle notifiche ogni volta che i propri dati personali vengono citati. Si tratta di un servizio che, oltre ad essere utile per il controllo della presenza on-line (e quindi della propria reputation), risponde ad un esigenza fortissima e molto attuale che riguarda la salvaguardia della privacy. Oltre ai dati che noi forniamo in modo consapevole è possibile che altri parlino di noi, principalmente sui social network, senza che noi possiamo avere un effettivo controllo. Altri strumenti che permettono di fare un’analisi simile sono Social Mention e Topsy, il primo, oltre a una ricerca dei contenuti che ci riguardano, fornisce anche un report (per saperne di più leggete questo articolo di Alessandro Caliandro postato sul sito del Centro Studi di Etnografia Digitale), mentre il secondo permette di fare una ricerca di informazioni rispetto a Twitter.

Tips and tricks? Nulla che non vada oltre le regole di buon senso.

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