I Social Media nelle Imprese Italiane

di Eleonora Boccalatte

L’Italia si colloca sopra la media mondiale nell’utilizzo dei social networks e in Europa è tra paesi con più tempo passato sui canali social: ne trascorre di più ogni giorno (ben 2 ore), contro le 1.3 dei tedeschi e le 1.6 degli inglesi.[1]

Tuttavia, nonostante questi dati incoraggianti, le aziende italiane sono poco social rispetto alla media UE: se il 73% delle PMI europee ha un sito internet e il 30% è sui social media, in Italia è il 63% ad avere un sito e il 25% ad utilizzare Facebook, Twitter o YouTube.[2]

Senza titolo

A tal proposito, è possibile trarre indicazioni molto interessanti su come sta evolvendo il panorama social a livello globale e italiano. E inoltre a comprendere a fondo le opportunità che il social web sta aprendo alle marche che decidono di attivare una relazione con i propri clienti.
Ormai ogni azienda sente la necessità di essere presente sui Social Network, ma troppo spesso non sono pienamente consapevoli di cosa significhi davvero.

Innanzitutto è necessario avere una strategia, il che implica degli obiettivi precisi, degli strumenti per raggiungerli e metriche sulle quali misurare e verificare che il lavoro abbia portato i risultati attesi. E’ importante conoscere ogni Social Network che si intende andare a presidiare e strutturare una strategia di Social Media Marketing, perché ogni Social è differente dall’altro, ha delle caratteristiche specifiche, modalità di comunicazione differenti e viene utilizzato da utenti diversi. Infine, non sono canali senza costo, servono competenze e risorse elevate. E’ un errore pensare che chiunque, solo perché ha un account Facebook, sia in grado di gestire efficacemente una pagina aziendale.[3]

Per darci un valido supporto, il Prof. Guido di Fraia, ci invita a prendere nota dell’Indice di Social Media Ability, uno strumento che si propone di valutare sinteticamente aspetti sia quantitativi che qualitativi della presenza social dell’azienda, sulla base di tre diverse dimensioni: orientamento 2.0, gestione, efficacia delle azioni adottate. Come lo usi; con quanta frequenza posti, e in che lasso di tempo rispondi. Proprio su questi ultimi tre aspetti, ricordiamo che mai come oggi si è verificato un cambio del modello della comunicazione. Sempre più spesso giungono dei feedback dal pubblico, c’è la possibilità di generare un dialogo con gli utenti e favorire processi di comunicazione bottom-up.

Infine, termino con una riflessione, la velocità del web implica una necessità di generare contenuti, ma la tempo stesso la capacità di rimediare all’errore. Perché qualsiasi piano di gestione social, deve anche gestire la crisi Social. E deve farlo intervenendo sui propri errori con un piano B, disinnescando con successo la situazione critica ma sempre con trasparenza.

Rimando ad alcuni casi aziendali, emblematici in questo senso: http://oursocialtimes.com/6-examples-of-social-media-crises-what-can-we-learn/.

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