Generale, generoso e generalista, vi presento Internet

di Serena Izzo

internet

Secondo la ricerca audiweb del 2013 sono 37,8 milioni gli Italiani che dichiarano di accedere a internet da qualsiasi luogo e device (l’80,2% della popolazione tra gli 11 e i 74 anni). Dati e percentuali che dimostrano come il famigerato “popolo di internet” tanto temuto dai giornali altro non è che il popolo italiano. Ma se non è un popolo, cos’è internet? Un media? Un canale? Un settore? Niente di tutto ciò.

Economicamente parlando, internet è una GPT (General Purpose Technology) fatta di standard interoperabili; un Mercato multilaterale di esternalità; una Quasi-Istituzione senza diritto formale e senza confini giurisdizionali.
Ma se dovessimo definire la trasformazione di internet in poche parole? Il professor Carnevale Maffè ne usa tre: generale, generoso e generalista.

Internet è Generale perchè ha vinto la battaglia della priorità nella comunicazione ed “è mainstream, come la pace nel mondo. Il nemico è scappato ed ora dietro la collina non c’è più nessuno, al massimo una smart city, un’agenda digitale già un po’ sgualcita” ci rassicura il professore.

facebook-whatsappInternet è generoso, perchè basato su scambi sociali e non monetari e produce non valori economici, ma valore inteso come customer welfare. Le nostre dita generano fenomeno economico, tanto da poter parlare di finger-nomics. Dietro un like o un link c’è molto di più. Dove posso cenare? Dove vado in vacanza? Che libro leggo? Cos’è successo di importante oggi? Stelle, cuori e pollici in su dispensano ogni secondo criteri di qualità con un linguaggio universale. Senza dover scomodare l’economia del dono, possiamo definirci anche noi, nel nostro piccolo, benefattori.
Ma se proprio volessimo dare un prezzo alle nostre conversazioni? 19 miliardi di dollari vi dice niente?

Vintage TwitterLast but not least, internet è generalista in quanto prosecuzione naturale della TV. Tutti sanno tutto di tutti e, nel pettegolezzo generale, internet produce rilevanza sociale. La televisione non verrà scavalcata da internet. Non Ë vero che la televisione non la guarda più nessuno e che della televisione non ci si fida più. Secondo la ricerca Nielsen 2013 la fiducia nell’adv televisivo in Italia è cresciuto di 14 punti percentuali rispetto al 2011. Internet won’t kill the video star, la televisione ci seppellirà tutti. I due mezzi non sono sostituibili, ma si rinforzano a vicenda.

Molte sono in effetti le accuse pendenti sui social media: ladri d’attenzione umana, ricettatori di contenuti altrui, usurpatori di comunità tematiche. I broadcaster radunano a fatica davanti alla televisione milioni di persone, i social media ci si siedono accanto sul divano e si appropriano della loro attenzione nel momento migliore, monetizzandola. Se non puoi sconfiggerlo, fanne un alleato si dice. » da questa unione che nasce la Social TV. I social media non rubano, prendono in prestito e riciclano offrendo, a chi è in grado di coglierle, opportunità su un piatto di bit.

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