CSR: quali sono gli interessi che legano aziende e consumatori?

di Simone Lupo

CSR-SLDurante la lezione tenuta dal Prof. R. Grandi dell’Università di Bologna, abbiamo tracciato il perimetro della comunicazione d’impresa distinguendo tre modelli: comunicazione pubblicitaria a scopo di vendita; comunicazione istituzionale come strumento per creare un goodwill nei confronti dell’impresa stessa; e comunicazione interna, nell’ottica di supportare i flussi di lavoro e rafforzare il senso di appartenenza. Abbiamo visto poi, come questa tripartizione si possa riconoscere in vari esempi su scala internazionale sfruttando le logiche dei mezzi di comunicazione di massa tradizionali oppure quelli dei new-media.
A proposito di CSR (Corporate Social Responsibility), le aziende si impegnano a rispettare determinati accordi in tema ambientale, nell’impostazione del lavoro o delle comunità locali. Per comprendere meglio le implicazioni di questo settore della comunicazione è utile spiegarne il valore attraverso alcuni casi emblematici. Ad esempio, si pensi che ogni anno in seguito ai festeggiamenti del capodanno cinese, circa il 30% dei lavoratori non fa più ritorno in città ma resta nelle campagne perché rifiuta i bassi salari e le condizioni di lavoro degradanti, preferendo uno stile di vita rurale.

Restando nell’immensa Repubblica Popolare Cinese, sarà facile ricordarsi del caso legato alla Foxconn, famosa industria produttrice di componenti elettronici per grandi aziende internazionali nel settore ICT come Apple e Samsung. Probabilmente tuttora rappresenta il peggiore esempio di gestione di tali situazioni dato l’alto tasso di suicidi che da qualche anno a questa parte interessa i suoi dipendenti.

In queste immagini notiamo le misure anti-suicidio adottate dalla Foxconn per salvaguardare i propri dipendenti e rendere più piacevole la loro presenza sul posto di lavoro.

 

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È evidente che a seconda delle diverse aree geografiche di produzione occorre valutare quali siano le condizioni di lavoro migliori in accordo agli aspetti culturali, religiosi e politici allo scopo di garantirne uno standard qualitativo soddisfacente e ridimensionare l’impatto ambientale. Trascurare certe informazioni può produrre malcontento tra i dipendenti e incidere sulla produzione anche in maniera significativa. Si pensi al caso Nestlè e alla campagna di Greenpeace che decise di screditare il noto marchio multinazionale, il quale comprava olio di palma per preparare gli snack da imprese accusate di distruggere gran parte della foresta equatoriale indonesiana, minacciando l’habitat naturale di numerose specie viventi. Ecco un video celebre di quella campagna:

Le conseguenze di queste immagini incisero sulle scelte d’acquisto di milioni di consumatori, che boicottarono bevande e merendine dimostrando attaccamento nei confronti di un tema ecologico di interesse collettivo, causando gravi perdite in termini economici all’azienda.

Ovviamente, le imprese che si impegnano in questa direzione riescono a raggiungere risultati positivi di bilancio sociale. A tal proposito Starbucks ci suggerisce un modello per finanziare direttamente i coltivatori di caffè in modo da accrescere l’economia nei paesi fornitori di materie prime.

Di seguito H&M ci mostra come interpreta la CSR e realizza una serie di strategie per rispondere a tutte le esigenze dei propri lavoratori partendo dall’ascolto.

In Italia numerose aziende sono promotrici della CSR, un esempio eccellente è il progetto “Borgo Ecologico” della Dismeco in Emilia-Romagna.

Effettivamente certi provvedimenti non possono essere trascurati e le aziende soprattutto a livello internazionale, devono conoscere e informarsi sulle modalità di produzione e di lavoro. Il consumatore è l’attore che gioca un ruolo chiave in questi passaggi, perché dai suoi acquisti dipendono le scelte che stanno alla base del nostro sistema. Dunque, fino a che punto è giusto imputare la responsabilità sociale alle imprese e non ai consumatori? È davvero necessario e legittimabile l’uso e il consumo odierno di tutti questi beni e servizi? Esistono modi migliori per interpretare il ruolo del consumatore?

A voi la riflessione!

 

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