Il Nomadismo dei contenuti nel web 2.0

di Letizia Di Battista

Come sta cambiando il sistema dei media?

Questa domanda, apparentemente banale, rivela scenari economici, sociali e non solo, in profondo mutamento, in cui operatori e professioni subiscono una rapida evoluzione.
Il digitale ha introdotto la possibilità di comunicare su tutti i devices, modificando le modalità di consumo dei media e di conseguenza le modalità di produzione.
Ma la grande novità del digitale è che i suoi consumatori ed i prodotti che consumano sono nomadi. Le informazioni migrano da un medium ad un altro in modo incontrollabile.

La “cultura dello schermo” o potremmo dire “degli schermi”, spesso guardati in contemporanea, ha modificato linguaggio, creatività e professionalità. Gli stimoli sono sempre maggiori e l’attenzione da parte degli utenti sempre minore.

In un campo così in evoluzione, i comunicatori devono adeguarsi, rassegnandosi al fatto di non avere più il controllo sui propri contenuti, che una volta pubblicati in rete, diventano di dominio pubblico, destinati ad essere modificati, commentati, condivisi ecc..

Proprio le realtà che sono riuscite a comprendere il nomadismo, costruendo su questo il proprio linguaggio, sono quelle che hanno ottenuto maggior successo. Alcuni esempi sono rappresentati dai siti di informazione italiani Nanopress e Blogo.it e dall’ americano Upworthy, che offrendo poche notizie, semplici e ben confezionate, con titoli accattivanti, è il sito cresciuto più rapidamente nella storia di Internet. A Novembre 2013, il suo team, composto da non giornalisti, ha realizzato 87 milioni di utenti unici, quasi il triplo del “New York Times” e 17 milioni di condivisioni su Facebook, pubblicando solo 225 articoli.

upworthy-spike

Il grafico mostra il traffico del sito Upworthy da mobile e desktop. I picchi più alti, causati da contenuti particolarmente adatti a Facebook, confermano l’importanza della condivisione sui social.

Una divertente presentazione, racconta la strategia di Upworthy.


I nuovi professionisti del settore, oltre a conoscere i linguaggi comunicativi e i nuovi media, devono conoscere la tecnologia e saper maneggiare dati e numeri, per essere in grado in ogni momento di dimostrare i risultati raggiunti e, di fatto, giustificare il proprio stipendio. Devono avere capacità analitiche, che permettano loro di pianificare la giusta strategia per raggiungere il target di riferimento.

Nella Network Society la comunicazione si fa con i dati e il digitale ha creato l’esasperazione delle misurazioni.

professioni comunicazione web

I comunicatori di oggi quindi, non hanno certo vita facile. La tecnologia, che da un lato rende più facile la comunicazione, offrendo a tutti la possibilità di esprimersi, dall’altro nasconde una realtà sempre più complessa, in cui diventa difficile emergere tra le fitte trame della ragnatela del web 2.0.

Articolo tratto dalla lezione di Andrea Di Fonzo, Chief Digital Officer di GroupM, “Nuovi Media e Nuove Professioni”.

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