Dalla CRS alla CRV

di Davide Tran Minh

Tra le varie voci susseguitesi in queste prime settimane del corso di comunicazione aziendale nella sede di Upa, quella di James Osbourne aveva sicuramente un suono diverso, e non tanto per il marcato tratto anglosassone del suo italiano quanto piuttosto per le parole pronunciate durante la mattina di lavoro.

In particolare una mi ha continuato a risuonare nella mente anche nei giorni successivi: creazione di valore condiviso; una lampadina si è accesa nella mente. E passando vorticosamente attraverso noti cliché della nostra immaginazione collettiva legate al pacifismo e alla solidarietà, ho realizzato che probabilmente si tratta invece di un’idea rivoluzionaria, le cui potenzialità sono ancora tutte da scoprire e attuare.immagine 1_articolo blog Tran Minh

Valore condiviso, è un concetto elaborato da Michael Porter (co-founder of FSG and Harvard Business School professor) e Mark Kramer (co-founder of FSG) in un articolo pubblicato sul numero di gennaio-febbraio 2011 della Harvard Businness Review intitolato appunto Creating Shared Value (leggibile parzialmente e scaricabile previa registrazione da: http://hbr.org/2011/01/the-big-idea-creating-shared-value/ar/1).

Porter e Kramer invitano i lettori a ripensare il rapporto società-impresa, nel segno di un nuovo sistema imprenditoriale ed economico, in cui le imprese non sono più considerate entità neutre, al di fuori della società, aventi come unico valore quello economico della massimizzazione dei profitti a medio-breve termine. La rivoluzionarietà della filosofia del valore condiviso consiste nel pensare le imprese primariamente come entità generatrici di valore per la società stessa, in cui il valore economico è proporzionale al valore sociale.

Porter e Kramer ci invitano dunque a superare la concezione della responsabilità aziendale legata al mondo neoliberale impostata sui concetti di restituzione/debito, secondo cui l’azienda ha l’obbligo morale di restituire qualcosa alla società per ripagare il debito contratto nei suoi confronti in quanto attività sfruttatrice.

Tra CSV e CSR (Corporate Social Responsability) c’è dunque una differenza sostanziale: CSR è un tentativo di rimediare/porre un freno alla brutalità del capitalismo, mentre CSV è un altro modo di pensare il capitalismo.

immagine 2_Articolo blog Tran Minh

Dobbiamo però credere che CSV significhi solamente sviluppo etico? E’ un altro mito perbenista? A ben vedere dobbiamo essere cauti nel pensare che la CSV salverà il mondo dalla follia capitalistica, dobbiamo sempre ricordarci che la CSV non si fonda su valori etici assoluti, ma fa parte di un sistema di accordo e compromesso tra società e impresa al fine di una massimizzazione del valore sociale ed economico. E’ un problema vecchio almeno quanto la civiltà occidentale, dacché Platone (valori assoluti) si scagliò contro i sofisti (valori relativi). Se sui massimi sistemi non si è mai trovata ancora una soluzione definitiva, e si andrà forse avanti a dibattere finché la nostra società avrà memoria, varrà comunque sempre la domanda che Platone fece nella Repubblica: Chi sorveglia i controllori?

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