All show and no g…row?!

di Francesca Laurenti

È possibile assicurare all’umanità un’alimentazione buona, sana, sufficiente e sostenibile?

Questo è il quesito con cui si aprirà lEsposizione Universale di Milano del 2015 ed è stato anche il fulcro del seminario “Sviluppo sostenibile e comunicazione nella filiera dell’industria agroalimentare” promosso da UPA.
Il seminario, tenutosi venerdì 11 aprile nella suggestiva cornice di Eataly Smeraldo ha sollevato numerosi interrogativi. Quanto sono impegnate le aziende italiane nella sostenibilità? Quale obiettivo le muove? Come lo comunicano?

greenwashing (1)

Se l’Ambiente in cui ci muoviamo fosse realmente il primo azionista di tutte le aziende, non si correrebbe il rischio di intraprendere approcci falsamente sostenibili.

Come ha evidenziato il Presidente di UPA Sassoli De Bianchi molte aziende spacciano per sostenibili scelte che lo sono solo parzialmente; altre si pongono come esperte in materia di sostenibilità e suggeriscono una credibilità che in realtà non hanno; altre ancora invece promettono progetti sostenibili che non riescono a concretizzare.

Correlare le azioni di sostenibilità all’andamento delle vendite è la strada meno indicata (ma più intrapresa) per concretizzare le opportunità di miglioramento offerte da un serio percorso di sviluppo sostenibile.

Il padrone di casa Oscar Farinetti ha illustrato gli “obiettivi poetico-sostenibili” dei suoi Eataly ponendo l’accento sull’attento trattamento dei dipendenti, sul recupero del mattone (tutti gli Eataly sorgono in strutture in disuso) e sui guadagni equi per tutti gli attori della filiera agroalimentare. Secondo Farinetti la coscienza civica che manca a gran parte delle aziende italiane la si ottiene solo dando il buon esempio.

Altre azioni tangibili di alcune imprese italiane sono state riportate da Alessandra Bianco, responsabile delle P.R. di Lavazza, che ha presentato la Fondazione Lavazza in cui sono confluite le scelte etiche del gruppo;  da Luca Virginio, responsabile della comunicazione di Barilla che ha illustrato l’ambizioso Protocollo di Milano che verrà lanciato in occasione di Expo 2015 con l’obiettivo di rendere il sistema alimentare globale realmente sostenibile; e da Andrea Panzani, A.D. di Valsoia che ha riassunto i percorsi di sostenibilità intrapresi da tempo dall’azienda.

Concretizzare un’idea è di per sé difficile e la complessità del dibattito sulla Sostenibilità non fa altro che decelerare la messa a punto di una strategia efficace per raggiungere obiettivi reali e migliorare la qualità della vita.

Dal momento che tutti noi sogniamo un mondo in cui vi sia prosperità senza disparità e dove vi sia una migliore qualità della vita, urge iniziare ad agire (individualmente, collettivamente e aziendalmente) altrimenti difficilmente usciremo dal mero dibattito.

 

 

 

 

 

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