Digitalizzazione: before and after

di Alice Riccardi

Alzi la mano chi si ricorda com’era la vita prima della digitalizzazione del segnale televisivo…

Il mondo era relativamente semplice: c’erano 7 canali generalisti e alcuni locali; esistevano pochi device tra cui quello “scatolotto” di fianco o sotto la TV, di cui, i ragazzini d’oggi, neanche sanno il nome: l’obsoleto videoregistratore. Il segnale televisivo era analogico, il device aveva una sola piattaforma di delivering e trasmetteva tramite onde radio.

Dal 2004 arriva Sky che lentamente porta con sé la digitalizzazione del segnale. In Italia si decide di usare la piattaforma del digitale terrestre: questa vera e propria epopea è però passata abbastanza inosservata.

L’Italia è passata dall’analogico al digitale tra il 2008 e il 2012: la sfida era quella di modificare il segnale senza intaccare gli ascolti. La prima sperimentazione del 2008 ha avuto inizio in Sardegna e Valle d’Aosta – regioni non casuali: la prima è abbastanza isolata, la seconda è particolarmente piccola. Dal 2009, quando la crisi economica iniziava a farsi sentire e anche gli investimenti pubblicitari iniziavano a diminuire, anche le regioni più grandi passavano via via al digitale: il processo si è concluso nel 2012.

Raffaele Pastore, Sociologo e Direttore Studi e Ricerche di UPA, ha sottolineato come, in tempi di crisi, la televisione sia un mezzo appetibile ed abbia un audience superiore: questo mass media è infatti una tipologia di intrattenimento a costo zero. Un altro elemento che influenza gli ascolti televisivi è la componente meteorologica.

Dopo l’avvento del digitale c’è stata una erosione negli ascolti dei canali tradizionali a favore di quelli nati con la digitalizzazione: il calo negli ascolti si può generalizzare a tutte le fasce d’età dai 4 ai 64 anni circa, ma questo non significa che i canali nuovi siano migliori di quelli vecchi, semplicemente l’attenzione si sposta e si divide tra più canali. Bisogna inoltre sottolineare come in pochi anni il numero delle scelte (canali) possibili sia aumentato esponenzialmente passando dai soli 83 canali a disposizione nel 2007, ai 203 del 2013.

Nel 2004 i canali che avevano ascoltatori sopra il milione erano il 57%, nel 2013 solo l’1%: questo significa che stiamo vivendo una frammentazione degli ascolti che corrisponde a una frammentazione dell’offerta (più canali disponibili) e quindi alla digitalizzazione.

Le possibili risposte alla frammentazione sono:
– fare una aggregazione temporale, ovvero dare il dato mensile e non giornaliero.
– Return on path data, grazie al decoder si può vedere esattamente il comportamento dell’audience.
– Allargare il panel, procedimento molto costoso per cui si studiano più famiglie Auditel

Era dunque meglio il mondo ridotto e semplificato di prima o quello complesso, frammentato e diversificato di oggi?

Ai posteri l’ardua sentenza…

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