Quando l’abito fa il monaco…e il monaco fa il marketing.

di Roberta Giura

Potrà far sorridere alcuni e innervosirne altri, ma l’analisi marketing dell’organizzazione ecclesiastica illustrata dalla dottoressa Baldini, brand manager della società Inarea, colpisce per la sua precisione e appropriatezza.
La Chiesa Cattolica sembra rispondere pienamente alla caratteristiche tipiche delle multinazionali, considerando la sua distribuzione in ben cinque continenti.

800px-CatholicpopulationsnewPercentuale di battezzati cattolici sugli abitanti di ogni stato. Fonte

La promessa di una vita eterna è la sua “promessa aziendale”, sicuramente più ambiziosa della nota promessa della Apple di portare “un computer in ogni casa”. Anche il marchio sembra concepito da un professionista del marketing: ha una storia antica risalente al 312 d.C. per il cristianesimo (Battaglia di Costantino), ma è utilizzato anche nelle religioni più antiche, come la mitologia nordica o egizia. E’ realizzabile in tutti i formati e colori senza perdere in riconoscibilità ed facilmente ripetibile da tutti gli appartenenti al culto, venendo adottata come modalità di saluto della comunità. Il simbolo funge anche da “insegna” e modello architettonico per i luoghi di culto, le diverse sedi del retail o franchising per dirla in linguaggio economico. Nella sua evoluzione, il simbolo della croce ha finanche subito un formidabile riposizionamento strategico: da strumento di tortura e punizione dei criminali a simbolo di redenzione e vita eterna.

I membri dell’organizzazione ecclesiastica, gli “impiegati”, indossano divise differenti, a seconda del ruolo ricoperto, come si nota facilmente confrontando l’abbigliamento di un frate con quello di un vescovo o del Pontefice. Contrariamente al detto popolare, è anche l’abito a fare il monaco!

misericordina-papa-francescGrande importanza riveste il CEO di questa organizzazione: il Papa riesce a raccogliere intorno a se l’intera comunità religiosa, senza legarla troppo alla sua figura, lasciandone inalterata l’attrattività nel tempo. Proprio l’ultimo Pontefice, Papa Francesco, rivoluziona i linguaggi comunicativi, sfruttando le potenzialità dei nuovi media digitali (ad esempio twitter) e di quelli tradizionali (come l’editoria e la radio), ma anche costruendo veri e propri “gadget” come la Misericordina.

Cosa dire poi delle strategie di fidelizzazione dei “clienti”? In questo caso, vengono definiti esattamente fedeli, tanto forte è il collegamento con la comunità e loro sono i protagonisti dei principali eventi aziendali, come battesimo, comunione, matrimonio, …

Infine, l’esperienza rituale cristiana può essere classificata a tutti gli effetti il frutto di una strategia multisensoriale: con l’assunzione dell’ostia il fedele “gusta” il corpo di Cristo, tramite i canti liturgici il fedele “ascolta”, l’incenso stimola l’olfatto, la vista è interessata dalle riproduzioni del Cristo e dei Santi, e, infine, il tatto è coinvolto dal tradizionale stringersi la mano, come segno di pace durante la messa.

Cosa aggiungere a questa analisi, se non una perfetta “ammissione di colpa”? Monsignor Ernesto Vecchi, vescovo bolognese, nell’ottobre del 1997 ha detto “il marketing? Ha cominciato Gesù, già duemila anni fa…”.

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