Made in Italy e sostenibilità: una prospettiva nazionale

di Federica Nobili

La sostenibilità è un tema imprescindibile per la sopravvivenza delle imprese nello scenario competitivo italiano?

Si può parlare, a tutt’oggi, di Made in Italy, in particolare nel settore del fashion?

Questi sono solo alcuni degli interrogativi a cui ha tentato di rispondere il Professor Massimiliano Bruni a seguito del seminario a tema “La filiera dell’industria agroalimentare. Sviluppo sostenibile e comunicazione” che si è svolto l’11 aprile presso la nuova sede di Eataly Smeraldo a Milano.

Le aziende italiane raramente comunicano e diffondono le proprie scelte in tema di sostenibilità. Ciò accade perché nella maggior parte dei casi i consumatori non sono guidati dal valore della sostenibilità delle pratiche aziendali nelle proprie decisioni di acquisto e perché rappresentare all’esterno le scelte sostenibili implica una totale trasparenza a livello di processi. I processi evolutivi delle aziende sono, infatti, tipicamente lenti e la riorganizzazione in chiave sostenibile può determinare costi molto elevati e questo si traduce automaticamente in prezzi più alti al consumatore finale. Per il Professor Bruni, la questione della sostenibilità non è, quindi, un tema imprescindibile per il contesto aziendale italiano e le imprese si avvieranno sulla strada della sostenibilità solo quando sarà il consumatore ad esprimere questa esigenza.

E’ certo che il Made in Italy sia un tema di grande attualità, un tema rilanciato dalla riflessione sull’istituzione del marchio “Italian Quality” per il rilancio del commercio estero e la tutela dei prodotti italiani, in esame attualmente presso la commissione parlamentare Industria, commercio, turismo. Il concetto di Made in Italy appare, a detta di Bruni, ormai sorpassato ed è sostituito nell’immaginario di chi acquista italiano dalla storia e dallo stile a cui i prodotti italiani rimandano. E’ il lifestyle italiano ciò che è rilevante, l’insieme di valori e scelte che gli italiani compiono e per le quali sono punti di riferimento. Il concetto di Made in Italy è anche in crisi a livello produttivo perché molte delle attività manifatturiere tradizionalmente svolte dagli italiani sono ad oggi appannaggio di operatori stranieri o sono state delocalizzate in paesi esteri.

Il made in Italy funziona come volano per le esportazioni nazionali che sono trainate dalle PMI. I settori principali dell’export italiano sono: la meccanica, il food, il design e, da ultimo, il fashion.

Senza titolo1

 

Il fashion ormai non è più un business italiano poiché nel nostro Paese si svolge solamente una parte residuale della attività di ideazione e progettazione e praticamente nessuna fase produttiva. Quello che conta nel fashion è, infatti, l’italian style.

Senza dubbio l’ambito del Made in Italy che offre maggiori margini di sviluppo è il food, sebbene nel 2013, le esportazioni nel settore alimentare abbiano toccato i 33 miliardi di euro (con l’incremento annuo più alto dell’Oceania, pari al 13%), nel Mondo ogni anno sono venduti 200 miliardi di Euro di prodotti a marchio italiano ma che non sono prodotti in Italia.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...