…e poi arrivò Google

di Sara Cividini

Se ripenso alle prime ricerche che effettuavo in internet, circa quindici anni fa, nella maggior parte dei casi l’unico risultato certo era la frustrazione. Non importava che usassi AltaVista, Lycos o Excite: il primo risultato realmente utile lo si trovava non prima della sesta o settima pagina, sepolto tra voci non attinenti e indicizzate senza un criterio chiaro.

Oggi, invece, bastano pochi secondi e Google ci dà la risposta che cercavamo. Soprattutto, ci dà una risposta pertinente.
Cosa è cambiato rispetto ad allora?

La lezione di Rosella Serra, Senior Industry Analyst di Google, è servita a ricordarci quanto i motori di ricerca si siano evoluti in pochissimi anni.
Il miglioramento della qualità della user experience è dovuto principalmente al perfezionamento degli algoritmi, che stanno alla base del funzionamento dei motori di ricerca. Si tratta di una serie di formule matematiche ad altissima complessità che scandagliano il web e analizzano i vari elementi di cui sono composti i siti, assegnando loro un valore e determinandone di conseguenza la posizione in quella che è la pagina dei risultati.

Google è riuscito in questo compito in modo nettamente superiore rispetto a tutti gli altri, sbaragliando la concorrenza. Oggi è utilizzato dal 90% della popolazione mondiale e da più del 95% degli italiani (Fonte: StatCounter Global Stats) e in tutto il mondo il sinonimo di “fare ricerche in internet” è diventato to google (in italiano googlare).

Statcounter

Top 5 dei motori di ricerca più utilizzati in Italia negli ultimi 12 mesi. Fonte StatCounter Global Stats.

L’ultimo algoritmo nato in casa Google si chiama Hummingbird, lanciato nell’estate del 2013 con obiettivi molto ambiziosi: concentrarsi sulle conversazioni degli utenti e non sulle singole keyword, cercando di dare una risposta sempre migliore alle esigenze del consumatore e addirittura cercando di anticiparne i bisogni.

hummingbird

Il logo di Google Hummingbird. Fonte: Tech Cocktail.

Il contributo delle nuove tecnologie nel successo di questi servizi è sicuramente fondamentale: informazioni come la posizione del consumatore, il device utilizzato e l’orario di ricerca sono sempre più preziose per il motore di ricerca, che interpreta tutti questi dati e fornisce una risposta che non è più di tipo one-to-many, ma one-to-one.

Il futuro del search è fortemente improntato in questa direzione e le novità sono oramai all’ordine del giorno: Google Now, app del 2013 che funziona da assistente personale e fornisce risultati utili prima ancora che vi sia la necessità di cercarli, sembra essere solo l’inizio di una user experience sempre più unica e diversificata.

Se prima dunque scrivevamo “meteo Milano” per cercare le previsioni meteorologiche, ora basta scrivere “che tempo farà domani?” per avere la risposta richiesta (e localizzata!), mentre Google Now mostrerà in autonomia le previsioni relative al posto in cui ci troviamo e a quello verso cui siamo diretti. Il futuro? È tutto da scoprire, ma di sicuro non mancheranno le sorprese.

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