Chi dorme…non è certo Google

di Giovanni Zaupa

Negli ultimi anni internet è entrato prepotentemente nelle nostre vite, modificando le abitudini di tutti.

L’azienda simbolo di questo cambiamento è Google, che si è prefissa uno scopo ambizioso ed affascinante: organizzare tutto il sapere umano.

Nessun manager sano di mente si porrebbe un simile obiettivo, ma Page e  Brin non sono persone comuni. Da studenti elaborarono un algoritmo talmente efficace da proiettare la loro “startup” al primo posto tra i motori di ricerca, con buona pace dei vari Yahoo! ed Altavista. Da allora il mondo non è più lo stesso.

Nonostante il successo in termini di penetrazione (80% delle ricerche mondiali) e di fatturato (57,86 miliardi $ nel 2013), Big G ha continuato ad innovare.

Il 97% dei ricavi proviene dalla pubblicità, ma le aree di investimento sono distanti dal core business: alcuni esempi sono energie rinnovabili, domotica, trasporto. Per una panoramica completa ( e sbalorditiva) consultate Google Ventures

Eppure l’algoritmo viene aggiornato costantemente, richiedendo tempo e risorse. A questo punto una domanda sorge spontanea: perché?

Il costante sviluppo tecnologico di cui siamo testimoni ci aiuta a rispondere:

  1. Solo garantendo contenuti in grado di soddisfare le ricerche degli utenti, Google sarà capace di mantenere la leadership. Aggiornare il proprio algoritmo comporta che chi cerchi  un miglior posizionamento all’interno delle pagine (il 90 % delle ricerche termina alla prima pagina!) con tecniche di Search Engine Optimization (SEO) debba sempre rispettare le regole di Mountain View, evitando pratiche scorrette – denominate “black hat”.
  2. La fruizione di internet sta cambiando. Da timidi ed impacciati siamo passati ad esserne dipendenti, tanto da “pretendere” servizi sempre migliori. In passato le query erano fatte per keywords, ora formuliamo vere e proprie domande. E ci aspettiamo risposte precise. Con l’evoluzione della tecnologia vocale e mobile questo fenomeno è destinato ad evolvere ulteriormente. 
  3. Niente dura per sempre. Google è parte di un ecosistema capace di rimpiazzare il motore di ricerca californiano in brevissimo tempo.  Pensiamo ai progressi che Apple sta introducendo con Siri, agli utenti che si rivolgono direttamente ad Amazon quando cercano un prodotto, a come Facebook e Twitter forniscano informazioni in modo semplice e diretto, a come Samsung stia lanciando un proprio sistema operativo e propri “canali” pubblicitari. Google ha tutto l’interesse a mantenere il proprio servizio rapido, efficiente, preciso, dando ai propri utenti quello che cercano quando ne hanno bisogno. O anche prima.

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