Francesco Levantini

Short Bio

Nato a Monza (Milano/Italia) nel 1957 Francesco Levantini, dopo una breve esperienza universitaria è entrato in IBM nel 1985.
Da allora ha lavorato nella formazione seguendo i temi dell’applicazione delle nuove tecnologie nelle organizzazioni aziendali.Oggi alla docenza aziendale affianca collaborazioni con istituti di ricerca, università e, come divulgatore, con quotidiani e periodici a tiratura nazionale.

Abstract/argomento della lezione (2014)

Sneocdo uno sdtiuo dlel’Untisverià di Cadmbrige, non irmptoa cmoe snoo sctrite le plaroe, tutte le letetre posnsoo esesre al pstoo sbgalaito, è ipmtortane sloo che la prmia e l’umltia letrtea saino al ptoso gtsiuo, il rteso non ctona. Il cerlvelo è comquune semrpe in gdrao di decraifre tttuo qtueso coas, pcheré non lgege ongi silngoa ltetrea, ma lgege la palroa nel suo insmiee…

Verrebbe spontaneo aggiungere:

Sneodco voi, csoa si funamo a Cadmbrige? 🙂

È un frammento famosissimo che funziona solo in virtù della proprietà della mente umana di acquisire mediante relazioni. Si chiama intelligenza collettiva e produce tecnologie capaci, a differenza di altre come il fuoco, l’arco o il martello, di potenziare non singoli individui ma gruppi.
Se al mondo esistesse un unico coltello il suo possessore acquisirebbe rispetto agli altri un notevole vantaggio mentre se al mondo esistesse un’unica persona padrona del linguaggio non saprebbe cosa farsene.
Di contro però se fossero anche solo due gli individui a poter parlare tra loro, per il semplice fatto del coordinarsi, diverrebbero potentissimi anche rispetto a singoli armati.
È proprio questa la potenza dell’intelligenza collettiva, la sinergia della coppia, della famiglia, del gruppo, della squadra, dell’azienda e così via sino alle astrazioni degli stati o delle unioni.
FaceBook, LinkedIN, Twitter sono solo i più famosi tra gli esempi degli ultimi stadi di questo processo di virtualizzazione.
Nei numeri e nella multimedialità del social network c’è però oggi qualche cosa in più: il bit, lo zero e l’uno del computer che insieme all’intelligenza collettiva producono il bigdata: l’ingegnerizzazione che porta nel calcolo automatico quella stessa flessibilità che consente ad una singola mente di comprendere il frammento che ha aperto l’abstract.
Compito del relatore è di accompagnare l’uditorio in un viaggio su questi temi in cui grazie, o per colpa del bigdata, il mondo sta vivendo un profondo processo di trasformazione: dal villaggio globale all’agorà personale, dall’analisi all’intelligence, dal controllo alla delega o, in uno slogan, “dalla società dell’informazione a quella della conoscenza”.