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E-book 2014 – Comunicazione d’azienda nella network society

Anche quest’anno all’interno delle attività del corso abbiamo deciso di realizzare un e-book che raccogliesse gli appunti, riordinati e sintetizzati, di tutte le lezioni svolte durante l’anno. Con questa pubblicazione vogliamo dare la possibilità agli studenti di avere uno strumento per ripassare argomenti e concetti appresi, ma anche offrire alle persone interessate una panoramica sul corso e sulle tematiche affrontate a lezione. Siamo quindi orgogliosi di presentarvi il frutto di cinque mesi di lezioni, senza avere la pretesa di essere esaustivo vuole essere una raccolta di stimoli e punti di riflessione sulla comunicazione aziendale nei contesti contemporanei.

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Scarica l’anteprima dell’ebook cliccando qui o sulla copertina. Per richiedere gratuitamente la versione integrale dell’ebook inviateci una mail, inserendo nome, cognome e qualifica. 

Facciamo i nostri migliori complimenti a tutti gli studenti per l’ottimo lavoro svolto e per l’impegno messo sia nelle attività d’aula che in quelle fuori, e ringraziamo in particolare Serena Izzo e Francesca Pradella per il lavoro svolto per la chiusura di questo ebook.
Buona lettura!

To be or not to be? Just do it!

di Simone Lupo

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É un tranquillo venerdì “pre” Milano design-week all’UPA, quando arriva il Prof. B. Cova dell’università di Marsiglia per presentarci alcune delle sue teorie sul marketing che proverò a riassumere nelle prossime righe.
Innanzitutto occorre fare un’introduzione, ripercorrendo cronologicamente alcuni passi fondamentali che hanno portato a modificare la società in cui viviamo. In epoca moderna l’identità del singolo era legata fortemente al lavoro, fino all’avvento negli anni 70’ del postmodernismo. Ciò che accade si può esprimere attraverso la saturazione di tutti quei bisogni che caratterizzavano l’era precedente, seguita da una perdita progressiva degli stessi valori di riferimento con successiva sfiducia nel progresso e abbandono delle utopie.
La società postmoderna vive nell’incertezza perché il lavoro non è più un elemento presente e duraturo nella vita dell’individuo, perciò viene definita liquida proprio perché non acquisisce mai una forma ben definita ma varia in continuazione come i fluidi.
Da questo scenario è possibile derivare una certa mancanza di creatività nel lavoro, che invece trova largo spazio negli hobbies e nelle passioni. Questo genere di attività serve a definire l’individuo, inoltre favoriscono lo sviluppo dei sentimenti di condivisione che ci aiutano a vivere meglio.
Questi concetti li vediamo ben rappresentati nel video pubblicitario “Live by it” della Harley Davidson, in cui un motociclista solitario appare nelle prime scene. Dopo qualche istante sulla scena iniziano a comparire altri motociclisti, i quali uno dopo l’altro compongono un gruppo molto numeroso di centauri, come se formassero una comunità estesa di possessori di Harley che condividono il culto per la motocicletta.

Tali passaggi definiscono legami sempre più stretti tra brand e consumatori perché le esperienze di ogni individuo si costruiscono in modo peculiare con i vari marchi. A maggior ragione oggi si parla sempre più di prosumers, in quanto la creatività dell’utente si esprime col consumo. Le marche assumono un ruolo sociale diverso: sono agenti socio-economici che vengono messi in relazione a esperienze positive o negative.

Uno degli effetti di questo cambiamento di paradigma è la concezione di iperrealtà tratta da
J. Baudrillard, che tende a espandersi in questo periodo, ovvero la ricerca e la definizione di spazi simulatori del mondo reale ma di origine artificiale.

Il film “Her” ci racconta una storia in cui l’iperrealtà raggiunge la sfera sentimentale dell’individuo, portandolo a un coinvolgimento sempre più totale.

Allo stesso modo si può dire che il fenomeno del brand verbing sia indice di questo cambiamento. Infatti, le stesse marche aspirano a diventare veri e propri oggetti culturali in uso corrente nel vocabolario (M. Schudson, 1989).

Microsoft Yahoo Merger

Nel 2011 si è tenuta a Londra un’esibizione che mostrava al pubblico tutte le tappe del postmodernismo. Ripercorrendo nell’evento i passi del cambiamento epocale, ci si accorse che in qualche modo stava terminando e una nuova concezione del mondo prendeva sempre più spazio. L’idea di decostruzione viene abbandonata e si adotta un nuovo paradigma: la ricostruzione. Nel contesto musicale si parla anche di digimodernismo, come quel fattore che rende possibile la costituzione di un unico grande testo o ipertesto in cui tutti siamo co-autori. Non c’è più interattività ma piuttosto interpassività.

In conclusione lo scenario tra reale e iperreale che si prospetta in futuro lascia qualche perplessità e in parte turba le nostre idee. Dunque, sorgono spontanee alcune domande: fino a che punto sarà possibile scegliere in quale dimensione vivere? Riusciremo davvero a mantenere il controllo e gestire consapevolmente lo sviluppo del tessuto tecnologico, urbano e sociale o diventeremo in qualche modo semplicemente degli avatar di noi stessi?

“Sono Simon Wolf. Se mi state leggendo siete la resistenza.”

Dimmi che cucina hai e ti dirò chi sei

di Martina Tozzi

Compito fondamentale delle aziende di ieri, di oggi e del futuro è: vendere. Che si tratti di un prodotto o di un servizio, lo scopo finale è quello di indurre il consumatore all’acquisto del bene che si sta proponendo.  Detto così può sembrare banale ma non lo è per nulla, soprattutto considerando gli innumerevoli fattori che influenzano questo meccanismo.

Uno degli elementi che sta alla base di tutte le scelte di consumo di un individuo è la cultura in cui esso si immerge nella vita di tutti i giorni. Per capire quindi a fondo, i comportamenti di acquisto di un popolo, si deve innanzi tutto comprenderne i valori fondamentali, le percezioni, i desideri e i comportamenti che una persona impara vivendo in una società. Tutto questo lo si può imparare osservando i suoi atteggiamenti nel quotidiano. Partendo, ad esempio, dall’organizzazione della casa e dalle dimensioni della cucina, si può dedurre l’interesse verso la dimensione sociale e addirittura le abitudini di spesa che caratterizzano quella popolazione. In Cina, ad esempio, dove le cucine sono piccole e semplici ci si aspetteranno spese piccole e frequenti, ciò è infatti confermato osservando i parcheggi dei supermercati, caratterizzati dalla presenza di sole biciclette e non di auto. Le confezioni proposte dovranno quindi essere piccole.

Un settore per cui la conoscenza della cultura delle nazioni dove si intende introdurre i propri prodotti è essenziale è quello del food.  In un articolo del docente, Riccardo Pravettoni, “Il cibo come elemento di identità culturale nel processo migratorio” egli ribadisce come il cibo sia caratteristica insita nella cultura di un popolo e come l’apertura dei vari canali commerciali abbia innescato un processo di influenze sulle abitudini alimentari, ma è vero anche che prima di portare un prodotto all’estero bisogna capire se sia o meno conforme alla cultura del paese. Se questo è vero per il prodotto in sé, va anche tenuto in considerazione nel packaging: Barilla ha infatti riscontrato che, nei supermercati in Cina, le sue confezioni di pasta classiche blu venivano aperte e rovinate dopo poco tempo; questo perché la popolazione cinese vuole provare e vedere tutto quello che compera, le confezioni dovrebbero quindi rispondere a questa esigenza.

Un valido contributo, in questo campo, è stato apportato da Geert Hofstede, influente ricercatore olandese nell’ambito della cultura e management delle organizzazioni. Egli ha classificato la cultura in cinque dimensioni: la distanza dal potere, l’individualismo, la mascolinità, il rifiuto dell’incertezza e l’orientamento a lungo termine. Descrivere una nazione utilizzando le variabili qui sopra elencate potrebbe essere un buon punto di partenza per studiare ed immergersi nella cultura nella quale si vuole portare il proprio prodotto.

Per poter quindi raggiungere l’obiettivo finale, la vendita, le imprese non possono perciò tralasciare la storia e la cultura nella quale il consumatore è immerso, senza però esagerare…


Articolo tratto dalla lezione del professor Tiziano Vescovi, “Comunicazione e marketing crossculturale”

La conquista del Far East

di Valentina Cottone

L’Asia rappresenta il nuovo mercato, la terra da esplorare e conquistare, per molte aziende occidentali. Con quale atteggiamento le imprese varcano il confine tra “i due mondi”? Purtroppo il comportamento più diffuso è l’etnocentrismo, supportato dall’idea di globalizzazione dell’economista Theodore Levitt. Queste aziende ritengono che tutto il mondo abbia gli stessi interessi, bisogni e comportamenti di acquisto, ignorando così le differenze culturali tra paesi. Queste non riguardano solo la lingua, ma gesti, atteggiamenti e comportamenti diversi.

Non tutte le aziende, però, l’hanno capito, ma sono convinte che l’asse del mondo sia ancora in Europa.

Un esempio italiano è il caso Fiat Auto. Arrivata nel mercato cinese nel 1999, in ritardo rispetto ai competitors tedeschi e americani, la Fiat creò una Joint venture con la Nanjing Automobile, e iniziò a produrre la world car Fiat Palio.

I cinesi, però, non apprezzarono il modello, percepito di basso livello e troppo comune, così le vendite non raggiunsero mai le aspettative della casa automobilistica.

Il problema Cina si ripresentò nel 2008 quando la Fiat lanciò il seguente spot per promuovere la nuova Lancia Delta.

L’ambientazione e la scelta del testimonial (Richard Gere, buddhista e sostenitore della causa tibetana) portarono alle proteste del governo cinese e la Fiat, per ribadire la neutralità dell’azienda, fu costretta a scusarsi tramite comunicato stampa(Fonte).

 

 

 

 

Da questo caso è evidente come l’idea di globalizzazione abbia lasciato il posto a un nuovo concetto: la glocalizzazione. Il motto di questo nuovo pensiero, think global, act local, racchiude l’idea di adattarsi al mercato locale, mantenendo i vantaggi sviluppati nei mercati di origine. Il passo successivo è la post-glocalizzazione. In questo caso i prodotti si affermano globalmente proprio per la loro tipica località.

Un esempio di evoluzione verso queste nuove strategie aziendali è il caso Oreo. L’azienda del gruppo Kraft, dopo una prima fase di semplice importazione e scarse vendite, ha adattato il prodotto al gusto cinese, modificandone il sapore e creando uno spot TV dove i bambini cinesi mostravano ai genitori come mangiare il tipico biscotto americano. Questa strategia è stata vincente e oggi i nuovi biscotti Oreo sono venduti anche in Canada e Australia.

Un caso italiano di successo è invece il Gruppo Zegna, eccellenza italiana del settore abbigliamento maschile, che nel 2011 ha festeggiato il 20esimo anno di presenza in Cina. Per l’occasione ha deciso di realizzare una collezione edizione limitata e creare presso il Today Art Museum di Beijing, in Cina, una mostra sulla azienda e una sfilata.

Da questi casi possiamo dedurre che per avere successo nel mercato asiatico bisogna conoscere la cultura, essere pronti a innovarsi e avere strategie a lungo termine. «La Cina è una grande opportunità ma qui ci vuole pazienza e invece di lamentarsi sulle differenze con la nostra cultura bisogna decidersi a fare, a tentare nuove strade, a dialogare».  Mirko Bodriga, CEO Asia Pacific Ducati.

Articolo tratto dalla lezione “Comunicazione e marketing crossculturale” del Prof. Tiziano Vescovi.

Le iscrizioni alla seconda edizione del Corso di Alta Formazione UPA sono aperte!

Prende il via la seconda edizione del Corso di Alta Formazione UPA rivolto a 24 giovani neolaureati interessati a sviluppare competenze e approfondire i temi della comunicazione digitale per le imprese.

Il corso dell’edizione 2014, intitolato ‘Comunicazione d’azienda nella network society’, presenta un programma rivisto e arricchito dai più recenti temi di marketing e comunicazione aziendale.
Inoltre, in occasione di EXPO MILANO 2015 il corso si propone di fornire ai partecipanti una visione d’insieme delle criticità e delle opportunità offerte dalla comunicazione con particolar riferimento al settore dell’industria agroalimentare e ai temi legati allo sviluppo sostenibile e alla responsabilità sociale delle imprese.

Il corso alterna lezioni di carattere teorico a seminari con professionisti del settore e ampio spazio verrà dedicato alla realizzazione di un project work centrato sullo sviluppo di un piano integrato di web marketing e di comunicazione multimediale per un’azienda del settore food.

Scaricate il programma dettagliato del corso per conoscere i docenti e i temi delle lezioni di quest’anno, ed esplorate tutti i contenuti di questo blog per conoscere gli studenti e le attività svolte durante la prima edizione del corso.

Per iscrivervi scaricate il modulo di ammissione e inviatene una copia, unitamente al vostro Curriculum Vitae, a segreteria@upaformazione.it.

Le iscrizioni sono aperte fino al 25 gennaio 2014. I candidati che superano la prima fase di selezione, basata sulla valutazione del curriculum vitae, saranno sottoposti ad un colloquio individuale con il Comitato di selezione del corso.

Per maggiori dettagli consultate il sito UPA o inviate una mail a patrizia.gilberti@upaformazione.it