E-book 2014 – Comunicazione d’azienda nella network society

Anche quest’anno all’interno delle attività del corso abbiamo deciso di realizzare un e-book che raccogliesse gli appunti, riordinati e sintetizzati, di tutte le lezioni svolte durante l’anno. Con questa pubblicazione vogliamo dare la possibilità agli studenti di avere uno strumento per ripassare argomenti e concetti appresi, ma anche offrire alle persone interessate una panoramica sul corso e sulle tematiche affrontate a lezione. Siamo quindi orgogliosi di presentarvi il frutto di cinque mesi di lezioni, senza avere la pretesa di essere esaustivo vuole essere una raccolta di stimoli e punti di riflessione sulla comunicazione aziendale nei contesti contemporanei.

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Scarica l’anteprima dell’ebook cliccando qui o sulla copertina. Per richiedere gratuitamente la versione integrale dell’ebook inviateci una mail, inserendo nome, cognome e qualifica. 

Facciamo i nostri migliori complimenti a tutti gli studenti per l’ottimo lavoro svolto e per l’impegno messo sia nelle attività d’aula che in quelle fuori, e ringraziamo in particolare Serena Izzo e Francesca Pradella per il lavoro svolto per la chiusura di questo ebook.
Buona lettura!

Finisce il corso 2014: project work e festa in cascina

Si è conclusa il 28 giugno scorso, con la presentazione dei project work e la consegna dei diplomi, la seconda edizione del Corso di Alta Formazione UPA “Comunicazione d’azienda nella network society”.

Dopo cinque mesi di lezioni frontali, esercitazioni ed un project work durato due mesi, gli studenti hanno presentato all’aula e alla commissione i loro progetti. Progetti che hanno visto vere imprese mettersi in gioco con gli studenti, consegnando loro dei brief che rispondessero ad esigenze aziendali concrete. Un primo ringraziamento va dunque a Conapi (Consorzio Nazionale Apicoltori), Marchesi de Frescobaldi, Mellin, Nescafè, Riso Acquerello per aver offerto l’opportunità agli studenti di mettersi alla prova con le reali sfide di un contesto comunicativo sempre più saturo e competitivo. Cinque progetti per cinque sfide diverse:

Schermata 2014-07-05 alle 12.46.32Riso Acquerello e la sfida di ampliare il mercato, tra internazionalizzazione e vendita al dettaglio, di un prodotto di eccellenza e di nicchia mantenendone il carattere esclusivo che lo distingue.
Team: Martina Tozzi, Annalisa Ongaro, Roberta Giura, Stefania Penzo, Vasco Bergamaschi

 

Schermata 2014-07-05 alle 12.47.27Conapi (Consorzio Nazionale Apicoltori) e la sfida di sensibilizzare e coinvolgere i consumatori con vincoli economici stringenti su un tema di sostenibilità ambientale legato alla progressiva sparizione delle api.
Team: Paolo Palazzo, Francesca Laurenti, Simone Lupo, Enrica Borrelli

 

Schermata 2014-07-05 alle 12.46.44Marchesi de Frescobaldi e la sfida del Nipozzano, una DOC da far conoscere e apprezzare ai nuovi giovani consumatori anche attraverso una proposta educational.
Team: Federica Nobili, Alice Tranquilli, Letizia Di Battista, Miriam Palazzini, Giovanni Zaupa

 

 

Schermata 2014-07-05 alle 12.47.00Mellin e la sfida di comunicare un prodotto, che per legge e per policy aziendale non può essere pubblicizzato, proponendosi come punto di riferimento valoriale nel mondo delle future mamme.
Team: Annamaria Panebianco, Eleonora Boccalatte, Sara Cividini, Alice Riccardi, Francesca Pradella

 

Schermata 2014-07-05 alle 12.47.11Nescafè e la sfida di promuovere il caffè solubile presso un target di giovani e giovanissimi, all’interno di un mercato nazionale caratterizzato da una cultura di consumo dell’espresso profondamente radicata.
Team: Claudio Marino, Serena Izzo, Davide Tran Minh, Valentina Cottone, Marianna Bruzzese

 

A giudicare i lavori degli studenti è stata una commissione composta da Giovanna Maggioni, direttore generale di UPA, Alberto Vivaldelli, responsabile studi e ricerche UPA, Andrea Genovese, Paolo Casti, ma anche dai referenti di tutte le aziende coinvolte, che hanno valutato i lavori da una prospettiva imprenditoriale e operativa. Dopo aver valutato sia gli aspetti di contenuto (pertinenza della proposta rispetto al brief ricevuto, analisi di scenario/strategica, concept e creatività) che la capacità di public speaking e di argomentazione delle scelte da parte degli studenti, la commissione ha riconosciuto al gruppo Mellin il titolo di Migliore Project Work 2014.
Una vittoria ai punti, con uno stacco minimo che ha visto tutti i project ottenere punteggi elevati. Le migliori congratulazioni, dunque, al gruppo vincitore, ma un sentito complimento a tutti per l’ottimo lavoro svolto!

Un’ultima sorpresa per gli studenti è stata la festa di chiusura del corso, organizzata presso la Tenuta Colombara grazie alla generosità di Piero Rondolino, Umberto, Maria Nava e Luna di Riso Acquerello, che hanno offerto a tutti i partecipanti del corso un’indimenticabile serata: dopo la visita agli impianti produttivi, alla cascina e le sue stanze-museo sulla cultura agricola della zona, una splendida cena a base di risotto, buon bere* e musica locale ha concluso nel migliore dei modi l’edizione di quest’anno del corso.

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Facciamo a tutti gli studenti** i migliori auguri per un futuro di successo, professionale e non solo, nella convinzione che questo sia solo l’inizio di un nuovo percorso che UPA e i futuri professionisti della comunicazione faranno insieme!

Come l’anno scorso però, resta ancora qualche sorpresa da svelare, dunque stay tuned!

* Un ringraziamento speciale anche a Martina Tozzi che ha fornito il delizioso vino dell’azienda di famiglia Vis Amoris.
** Giovanni ZaupaValentina CottoneMiriam PalazziniSimone Lupo, non erano con noi nella foto ma certamente nei nostri pensieri.

Cookies e privacy, quale tutela per i dati personali?

di Marianna Bruzzese

È sempre così: cominci a guardare un video, cerchi il volo più economico o l’albergo dei tuoi sogni ed ecco spuntare ovunque banner e pop-up promozionali, che poi ti inseguiranno su qualunque altro sito andrai!
Viene da pensare che la pubblicità in rete non risponda alle leggi e ai regolamenti previsti in materia.
Invece anche sul web ci sono delle regole chiare: come ha spiegato l’avvocato Paolina Testa, la pubblicità digitale è soggetta alle stesse norme generali in tema di pubblicità e di comunicazione.

Anche se, è il caso di dirlo, vi sono alcune specificità del sistema alle quali non si può derogare:
la questione della responsabilità degli Internet Service Provider e dei motori di ricerca, ad esempio, è di difficile gestione e amministrazione.
Può Google essere punita per aver pubblicato un link pubblicitario ingannevole, a causa del contenuto targetizzato inserito su AdWords?
Senza titoloEsiste poi una questione più ampia, che investe diversi settori e riguarda direttamente il consumatore: la gestione dei dati personali e il tracciamento fatto attraverso i cookies.
Ogni sito che in qualsiasi modo raccolga dati personali, anche per conto terzi, deve per legge contenere una sezione dedicata alla cosiddetta “Privacy Policy”, ossia un  documento che informa gli utenti circa il trattamento dei loro dati personali, sulle finalità di raccolta e sui referenti incaricati di raccoglierli.
Il sistema italiano, in osservanza delle normative europee in materia, prevede la funzione opt-in: l’utente deve dare il proprio consenso preventivo al trattamento.
La stessa funzione è prevista per i cookies. Mentre per quelli tecnici basta la presenza di un’informativa adeguata, diversa è la gestione per quelli di profilazione (più utili a livello di advertising): per quest’ultimi è prevista un’accettazione da parte degli utenti per poter proseguire con la navigazione.

In seguito all’approvazione delle normativa europea, molte aziende si sono poste il problema della ricaduta della normativa sulla brand experience, ma al di là delle pur condivisibili rimostranze fatte, la normativa europea rimane importante per far sì che i dati personali, l’indirizzo, le preferenze, le abitudini di consumo delle persone vengano trattati dalle aziende con regole certe che permettano di evitare abusi e che garantiscano il diritto della persona ad esercitare un controllo sulle informazioni che lo riguardano in modo semplice, veloce e senza costi.

Smart people, smart city

di Francesca Pradella

Negli anni ’90 il sociologo Bauman descriveva la città contemporanea come “liquida”, dominata dal flusso di informazioni… Oggi la diffusione della tecnologia e dei device portatili ha amplificato questo flusso, generato non soltanto da sensori sparsi in città che diffondono dati digitali (come le telecamere delle aree a traffico limitato o i semafori intelligenti), ma anche dai cittadini, sempre più coinvolti e propensi a raccontare e condividere il proprio pensiero, la propria esperienza di vita quotidiana della città. Chi di noi almeno una volta non ha reso partecipi i propri amici Facebook di dove fosse, “taggandosi” con Foursquare in un luogo, ad un evento, pubblicando foto,  commenti e stati d’animo a riguardo. E’ anche così che il Big Data, raccoglie ed archivia tutte le informazioni che, più o meno inconsciamente, affidiamo ai social media, trasformandole in una conoscenza condivisa, accessibile e trasparente. Derrick DeKerckhove la definisce “intelligenza connettiva”, un’intelligenza distribuita, condivisa, orizzontale, sociale, alla base del concetto di “Smart City”.

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Una città si può chiamare “smart” quando è capace di sfruttare al meglio le nuove tecnologie per migliorare la qualità della vita dei suoi abitanti, ottimizzare le proprie risorse, riducendo sprechi energetici ed inquinamento, offrendo servizi migliori e più accessibili nel pieno rispetto dell’ambiente e senza dimenticare l’offerta turistica e culturale cittadina. L’identità digitale della città oggi è sempre più promossa con la partecipazione attiva delle persone, perciòsi parla per questo sempre più di usergenerated city, una città virtuale “costruita” dalle persone che la vivono tutti i giorni, che parlano e commentano tutto quello che succede: si pensi alle conversazioni generate in rete dal Salone del Mobile di Milano il mese scorso, e soprattutto dal FuoriSalone, conoltre 97 mila commenti pubblicati durante la settimana. Da questi emerge, oltre che una preferenza di design district rispetto ad altri, una Milano vista più che mai viva, internazionale e smart. Del resto uno dei tanti obiettivi di Milano per Expo2015 è diventare a tutti gli effetti una “Smart City”.

Negli ultimi tre anni sono stati tanti gli eventi e le iniziative su questo tema,da convegni e tavole rotonde a eventi culturali e contest fotografici. Di particolare successo il progetto “Spiga Smart Street” legato al FuoriSalone 2013, che si può considerare una sorta di prova generale in vista di Expo: luci al led telecontrollate, totem multimediali, stazioni di ricarica per le auto elettriche, wifi gratuito e connettività in fibra ottica. Ma anche un’illuminazione migliore grazie ad una piattaforma intelligente di comunicazione ad alta velocità che monitora consumi, permettendo di ridurre gli sprechi.

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Milano, FuoriSalone 2013, via della Spiga “smartstreet

Tratto dalla lezione di Derrick DeKerkchove, Analisi tecnologicamente avanzata della vita 

L’insostenibile leggerezza del mobile

di Letizia Di Battista

Cosa fareste se saliti in macchina o sull’autobus per andare a lavoro vi accorgeste di aver scordato lo smartphone a casa?

Dobbiamo ammettere che il “telefono intelligente” è diventato un elemento indispensabile nella nostra vita quotidiana. Da una ricerca effettuata su possessori di smartphone in Italia emerge che il 69% non esce di casa senza e che addirittura il 31% preferisce rinunciare alla televisione piuttosto che al suo dispositivo mobile.

 

Dopo questa premessa e considerando che il 47% degli utenti effettua almeno una ricerca al giorno da mobile risulta alquanto sconvolgente che solo il 20% dei siti aziendali siano mobile friendly e quindi facilmente navigabili dal telefono.

 

Ad aggravare questa mancanza contribuisce il dato che il 90% degli utenti smartphone effettua ricerche su informazioni locali e che tali utenti sono molto più propensi ad intraprendere un’azione: il 55% entra in contatto con l’attività commerciale, il 61% la visita direttamente, il 22% ne parla ad altri e il 32% effettua un acquisto.

Potrei andare avanti ore con dati e percentuali, ma non faremmo altro che confermare che il mobile rappresenta uno strumento potentissimo, ancora troppo poco sfruttato dai reparti marketing e comunicazione delle aziende italiane.

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La sua forza sta nel fatto che è sempre presente e che riesce ad invadere molti aspetti della vita quotidiana. Viene usato insieme ad altri dispositivi, guardando la tv, davanti al computer o addirittura mentre si legge un libro, in negozio, a casa, in macchina, in ufficio, in vacanza.

Un aspetto a mio avviso fondamentale è che la maggior parte dei clienti non percepisce più il confine tra online e offline ma passa da un mezzo all’altro senza soluzione di continuità. Di conseguenza il marketing tradizionale e quello digitale non devono più essere concepiti come due business separati, ma integrarsi per migliorare l’esperienza del cliente a 360°.

L’azienda deve essere in grado di sfruttare tutti i punti di contatto con i clienti (brand touchpoint). Una volta individuati i canali in cui sono attivi gli utenti e le modalità di utilizzo il brand deve offrire i contenuti utili in quel particolare momento usando il linguaggio appropriato al mezzo ed evitando informazioni superflue.

Il processo di acquisto lineare tradizionale è stato sconvolto da un processo dinamico, in cui il cliente riceve informazioni da diverse fonti ed è in grado di rivedere le proprie decisioni e valutare alternative in qualsiasi momento.

Anche la valutazione dei risultati deve essere più ampia, evitando di concentrarsi solo sulle conversioni dirette, cioè sulle vendite online da mobile, e considerando anche il traffico nei negozi, la conversione e la fedeltà dei clienti che sono stati influenzati dal dispositivo.

Una recente ricerca di Deloitte ci racconta che negli Stati Uniti il mobile influenza il 19% delle vendite in negozio.
Il 2014 è considerato l’anno in cui la navigazione da smartphone supererà quella da computer.
Non fatevi trovare impreparati e cominciate a pianificare una strategia di comunicazione che integri tutti i dispositivi!

Articolo tratto dalla lezione “Logiche e sviluppo del mobile marketing” di Leonardo Bellini.

 

 

Mobile opportunità o possibile boomerang ?

di Miriam Palazzini

I dati ci mostrano risultati in crescita per tutto quello che riguarda il mondo del mobile. Non solo la diffusione degli smart phone è estremamente alta, ma anche i dati riguardati l’utilizzo di app e navigazione online da mobile, crescono esponenzialmente. Qui di seguito un grafico sulla penetrazione degli smartphone in Italia nel 2013. ourmobileplanet.com_chart_1d923298   Gli utilizzatori di mobile si possono dividere in macro gruppi con caratteristiche ben distinte. Gli inactives: quelle persone che non possiedono uno smartphone (14% in Europa). I Talkers: sono coloro che usano il mobile solamente per le sue funzioni vocali (14%in Europa). I communicators: sono coloro che utilizzano le funzioni di comunicazione base (telefonate, messagi, mail,ecc) (40% in Europa). Gli Entertainers rappresentano invece quel gruppo di persone che giocano a games da mobile, ascoltano la musica, usano il cellulare per guardare video o tv (27% in Europa). Infine i SuperConnected che grazie al proprio mobile visitano social network, navigano online, usano applicazioni e qualsiasi altro tipo di servizio (16% in Europa). Screen-Shot-2013-02-11-at-2.03.32-PM-1024x490 Come accoglie il mercato questo crescente bisogno ??? Molte aziende sebbene il fenomeno mobile sia già dilagante non sono preparate e non considerano assolutamente i possibili ”acquirenti mobile”, basti pensare che il tasso di rimbalzo sui siti durante la navigazione mobile è dell’ 80% , un dato estremamente significativo. Il tasso è così alto perché gran parte dei siti non sono ottimizzati, e quindi non prevedono una possibile navigazione da parte di un utente mobile. Quali sono gli step fondamentali per un’azienda che vuole attuare una strategia di mobile marketing? Il sito aziendale deve essere responsive o creato ad hoc (dunque navigabile da smartphone e tablet), è necessario fornire agl’utenti buone esperienze di navigazione anche in mobilità, per alcuni tipi di servizi è meglio pensare a siti dedicati, semplificati, dove è possibile reperire facilmente le notizie. Per esempio il sito mobile di un ristorante dovrebbe fornire immediatamente informazioni fondamentali quali: orari di apertura, giorno di chiusura, indirizzo e numero di telefono. Infatti le ricerche da mobile sono molto più mirate, rispetto a quelle da pc fisso, rispecchiano bisogni istantanei (es. ho bisogno di un taxi, dove compro questo?, come arrivo lì?) il vostro sito mobile deve prevedere una navigazione snella e veloce per accontentare gl’utenti mobile. Dal momento che il motore di ricerca (es. Google) propone schermate diverse ad un utente che naviga da mobile e uno che naviga da pc fisso, è importante valutare la parte di Seo applicata al mondo del mobile, infatti buoni posizionamenti nelle prime pagine sono ancora più utili per una navigazione “quick” come quella da smartphone. I dati ci dimostrano che sempre più utenti si appoggiano alla navigazione online per confrontare prezzi, informarsi prima degl’acquisti, leggere commenti e recensioni su ristoranti, è quindi necessario fornire loro un’eccellente mobile experience.

Queste operazioni sono fondamentali per approcciarsi in maniera corretta al mondo del mobile.

Articolo tratto dalla lezione Logiche e sviluppo del Mobile Media Marketing di Leonardo Bellini.